Scheda 041 · 1981 · Hamamatsu, Giappone
Roland Jupiter-8
Prima di lui la polifonia si pagava in stabilità: questo synth Roland non stona mai
Otto voci, 64 patch in memoria, un circuito che non perde l'accordatura: il sintetizzatore con cui Roland si mette a fianco dei giganti americani.
- ANNO
- 1981
- COSTRUTTORE
- Roland Corporation
- VOCI
- 8
- OSCILLATORI
- 2 per voce
La macchinaChe cos'è
Otto voci polifoniche, due oscillatori per ciascuna con sync e cross-modulation, un filtro passa-basso risonante a 12 o 24 dB per ottava più uno passa-alto: sulla carta assomiglia a molti synth dell'epoca. La differenza si sente all'accensione. Un circuito di compensazione della temperatura tiene gli oscillatori accordati anche dopo ore sotto le luci di scena, cosa che ai concorrenti analogici capita raramente. In memoria stanno 64 patch, la tastiera si divide in due suoni diversi, e le uscite XLR bilanciate sono pensate per lo studio oltre che per il palco.
Chi l'ha costruitaIl reparto R&S di Roland
Nessuna fonte assegna il Jupiter-8 a un solo progettista: nasce nei laboratori Roland di Hamamatsu nel 1980, sotto la guida del fondatore Ikutaro Kakehashi, come sintetizzatore di punta dell'azienda per la prima metà degli anni Ottanta. Esce a inizio 1981, prezzo 5.295 dollari, e resta in produzione fino al 1985: ne escono circa 3.300 esemplari. È il primo synth Roland pensato per competere apertamente con i polifonici americani, Sequential e Oberheim, sul loro stesso terreno: l'affidabilità sul palco.
Come funzionaCosa c'è dentro
Ogni voce ha due VCO con sync e modulazione incrociata, quindi timbri più complessi di un solo oscillatore per voce. Il filtro passa-basso, il cuore del suono Roland di quegli anni, si può mettere a 12 o 24 dB per ottava di pendenza; un secondo filtro, passa-alto e non risonante, toglie il grasso in eccesso alle basse frequenze. Un microprocessore Zilog Z80 gestisce la memoria delle 64 patch e la scansione di tastiera e pannelli: è uno dei primi synth Roland in cui il controllo digitale non tocca il suono, che resta interamente analogico.
Chi l'ha usataNei dischi
- Duran Duran (Nick Rhodes)L'arpeggio di «Hungry Like the Wolf» (1982) è un Jupiter-8: lo ha confermato lui stesso, dopo anni in cui i fan lo scambiavano per un Jupiter-4
- Queen (Fred Mandel)Il turnista Fred Mandel lo suona su «Radio Ga Ga», «Hammer to Fall» e l'assolo di «I Want to Break Free» (The Works, 1984)
- Michael JacksonÈ fra i synth usati nelle session di «Thriller» (1982)
Da ascoltare
Queen, «I Want to Break Free» (1984)
L'assolo di sintetizzatore, registrato da Fred Mandel in una sola ripresa: solo l'ultima nota, con un portamento discendente, è un secondo overdub.
L'aneddotoUna storia
Per anni, fra chi suona synth, gira una discussione su quale Jupiter abbiano usato i Duran Duran in «Hungry Like the Wolf»: l'arpeggio suona come un Jupiter-8, ma «Rio», lo stesso anno, usa di sicuro un Jupiter-4, e i due synth in un mix si confondono facilmente. Nick Rhodes ha chiuso la discussione di persona, anni dopo: è un Jupiter-8, programmato con l'arpeggiatore interno e mandato a un sequencer esterno insieme a un TR-808 per il ritmo. Dal vivo, comunque, i Duran Duran portavano entrambi i synth sullo stesso palco.
Avvertenze
Ho un circuito che mi tiene accordato anche sotto le luci calde del palco. Gli altri synth di quest'epoca no: se stonano, non è colpa mia.
Il carosello
Le 6 tavole
Da dove viene
Fonti
- «Roland Jupiter-8» — Wikipedia (EN) verificata il 2026-09-22
- «JUPITER: King of the Polysynths» — Roland Articles (sito ufficiale) verificata il 2026-09-22
- «How Duran Duran's 'Hungry Like the Wolf' Began Its Long Ascent» — Ultimate Classic Rock verificata il 2026-09-22
- «Hungry Like The Wolf» — Songfacts verificata il 2026-09-22
- «I Want to Break Free» — Wikipedia (EN) verificata il 2026-09-22
Foto: Ed Uthman (rielaborazione: Clusternote) · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons









