ELETTROFONICatalogo delle macchine sonore
Roland Juno-106 (1984)
Foto: Iainf · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

Scheda 025 · 1984 · Hamamatsu, Giappone

Roland Juno-106

Nato come il Juno economico. Quarant'anni dopo lo clonano ancora

Sei voci analogiche, un chorus che fa quasi tutto il lavoro e un chip che prima o poi muore.

Il suono vero · 0:45

Uno Juno-106 vero in un'improvvisazione registrata diretta.

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Registrazione di missionariojose · CC BY 4.0 · Freesound · estratto di 45 s, volume normalizzato

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ANNO
1984
COSTRUTTORE
Roland Corporation
SINTESI
DCO sottrattiva
VOCI
6 voci

La macchinaChe cos'è

Esce a febbraio del 1984 ed è il Juno-60 rifatto per costare meno: 6 voci, il MIDI, 128 memorie invece di 64. Ogni voce ha un oscillatore solo e un filtro passa-basso a 24 dB per ottava con la risonanza. Da solo suona sottile, quasi povero. Poi c'è il chorus stereo, con due profondità, e quando lo accendi il suono si allarga e diventa quella cosa lucida e piena che tutti chiamano «suono Juno». Lo dico sempre a chi ne compra uno: il Juno è il chorus. Il resto è un buon synth normale.

Chi l'ha costruitaRoland Corporation (progetto di squadra)

Non c'è un nome. Roland, fondata a Osaka nel 1972 da Ikutaro Kakehashi, non ha mai accreditato un progettista per il Juno-106, a differenza di altre sue macchine dell'epoca: fu un lavoro di squadra con un obiettivo preciso, tenere il suono del Juno-60 abbassando i costi. Il primo Juno, il 6, è del 1982; il 106 è il terzo della serie. La scelta che lo rese possibile fu il DCO, un oscillatore comandato da un clock digitale, molto più economico dei VCO analogici. Mi piace che sia una macchina senza padre. La spiega bene.

Come funzionaCosa c'è dentro

Il DCO non è un oscillatore digitale. È analogico: un transistor scarica un condensatore e la rampa che ne esce è una vera onda a dente di sega. Digitale è solo il comando, cioè il clock che decide quando scaricare, generato da un microcontrollore. Per questo l'accordatura non va mai via, cosa che nel 1984 con i VCO non era affatto scontata. Un convertitore digitale-analogico rialza il volume delle note più acute, che altrimenti uscirebbero deboli. Dopo l'oscillatore, filtro e amplificatore stanno in un chip solo, l'80017A, uno per voce.

Chi l'ha usataNei dischi

  • ChvrchesQuasi tutto il basso di «The Bones of What You Believe» (2013)
  • William OrbitCe l'aveva in studio già alla fine degli anni Ottanta, e si sente
  • Vince ClarkeIn studio fisso, accanto a Xpander, MKS-80 e Prophet VS

L'aneddotoUna storia

Quel chip, l'80017A, non lo fanno più da decenni e ha un tasso di guasto che fra i tecnici è quasi una barzelletta. Una voce se ne va, poi un'altra. Oggi esistono cloni moderni fatti apposta per sostituirlo, e se ne trovate uno usato è quasi certo che abbia già perso e recuperato almeno una voce. Il mio consiglio, prima di comprarlo: tenete premute sei note e contatele.

Avvertenze

Ogni voce vive in un chip 80017A introvabile dagli anni '80. Quando muore una voce, è per sempre, finché non trovate un clone.

Il carosello

Le 6 tavole

Roland Juno-106: fotografia dello strumento del 1984, costruito da Roland Corporation. Nato come il Juno economico. Quarant'anni dopo lo clonano ancora.Roland Juno-106 (1984) — che cos'è. Esce a febbraio del 1984 ed è il Juno-60 rifatto per costare meno: 6 voci, il MIDI, 128 memorie invece di 64. Ogni voce ha un oscillatore solo e un filtro passa-basso a 24 dB per ottava con la risonanza. Da solo suona sottile, quasi povero. Poi c'è il chRoland Juno-106 (1984) — chi ha progettato questa macchina: Roland Corporation (progetto di squadra). Non c'è un nome. Roland, fondata a Osaka nel 1972 da Ikutaro Kakehashi, non ha mai accreditato un progettista per il Juno-106, a differenza di altre sue macchine dell'epoca: fu un lavoro dRoland Juno-106 (1984) — come funziona. Il DCO non è un oscillatore digitale. È analogico: un transistor scarica un condensatore e la rampa che ne esce è una vera onda a dente di sega. Digitale è solo il comando, cioè il clock che decide quando scaricare, generato da un microcontrollore. Per questo Roland Juno-106 (1984) — chi ha usato questa macchina: Chvrches (Quasi tutto il basso di «The Bones of What You Believe» (2013)), William Orbit (Ce l'aveva in studio già alla fine degli anni Ottanta, e si sente), Vince Clarke (In studio fisso, accanto a Xpander, MKS-80 e Prophet VS).Roland Juno-106 (1984) — la storia. Quel chip, l'80017A, non lo fanno più da decenni e ha un tasso di guasto che fra i tecnici è quasi una barzelletta. Una voce se ne va, poi un'altra. Oggi esistono cloni moderni fatti apposta per sostituirlo, e se ne trovate uno usato è quasi certo che ab

Da dove viene

Fonti

  1. «Roland Juno-106» — Wikipedia (EN) verificata il 2026-09-04
  2. «The Design of the Roland Juno oscillators» — blog di Thea Flowers (Stargirl) verificata il 2026-09-04
  3. «Roland 80017A» — Polynominal verificata il 2026-09-04
  4. «The Story Behind Every Song On Chvrches' Debut Album» — Stereogum verificata il 2026-09-04

Foto: Iainf · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

Suono: Registrazione di missionariojose · CC BY 4.0 · Freesound · estratto di 45 s, volume normalizzato

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